La sentenza della Corte di cassazione n. 50772/2023, ha per oggetto una vicenda concernente, tra le altre cose, il reato di traffico illecito di rifiuti di cui all’odierno 452-quaterdecies c.p.*

Tale norma è stata inserita nel Codice penale con l’art. 3 D.lgs. 01/03/2018, n. 21, essendo precedentemente contenuta nel D.Lgs. 152/2006 all’art 260.

Con tale pronuncia è stato affermato che, in caso di estinzione del reato di traffico illecito di rifiuti per prescrizione, deve essere conseguentemente revocato l’ordine di ripristino dello stato di ambiente (comma 3), e disapplicate le pene accessorie (comma 4) eventualmente comminate.

Nel caso di specie, il Legale rappresentante di una società, in concorso con altri soggetti, era stato condannato dal Tribunale in relazione al reato di gestione illecita di rifiuti, per avere gestito ingenti quantità di rifiuti anche pericolosi, presso due stabilimenti, e allo smaltimento, presso una discarica abilitata alla ricezione di rifiuti non pericolosi e non tossici-nocivi, del residuo generato dalla lavorazione dei rottami di autoveicoli qualificato indistintamente come fluff non pericoloso, ma in realtà avente caratteristiche di pericolosità e tossicità.

Più nel dettaglio – e tra le altre cose – il Tribunale, con particolare riferimento al reato di traffico illecito di rifiuti, aveva ritenuto, da un lato, l’insussistenza della responsabilità penale con riguardo alla fase di accettazione dei rifiuti nei due impianti, e, dall’altro, la sussistenza della responsabilità in relazione al conferimento in discarica del materiale pericoloso.

Il Tribunale, inoltre, aveva ordinato il ripristino dello stato dell’ambiente a spese degli imputati (ex. Art 260 comma 3 D.lgs 152/2006), ed aveva dichiarato interdetto dai pubblici uffici l’imputato per la durata di anni uno e interdetto dall’esercizio della professione per anni uno e incapace di contrattare con la pubblica amministrazione.

L’imputato ha dunque proposto ricorso in Appello, laddove la Corte d’Appello ha formalmente assolto gli imputati (…) dalla condotta contestata di cui all’art. 260 d.lgs. n. 152 del 2006, relativa agli stabilimenti (…), perché il fatto non sussiste, ed ha dichiarato la prescrizione del reato con riguardo alla contestazione relativa allo smaltimento nella discarica (…), confermando nel resto l’impugnata sentenza (…).

Avverso la sentenza ha proposto ricorso l’imputato, chiedendone l’annullamento, lamentando, in particolare, che, nonostante la dichiarazione di intervenuta prescrizione in ordine al reato di traffico illecito di rifiuti di cui all’art. 452-quetrdecies (ex art 260 TUA), la Corte d’Appello aveva, tra le altre cose:

  • confermato l’ordine di rimessione in pristino dell’ambiente (comma 4);
  • confermato le pene accessorie (comma 3: interdizione dai pubblici uffici; interdizione dall’esercizio della professione; incapacità di contrattare con la P.A.)

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’imputato: dopo avere richiamato il contenuto dell’art 452-quaterdecies (ex art 260 TUA) ha statuito:

  • quanto alla doglianza circa la conferma dell’ordine di rimessione in pristino dell’ambiente, che: “Per espressa volontà del legislatore l’ordine di ripristino dello stato dall’ambiente è subordinato alla pronuncia di sentenza di condanna o di applicazione di pena con esclusione della sentenza che dichiara la prescrizione del reato. L’estinzione per prescrizione del reato di traffico di rifiuti dichiarata dal giudice d’appello comporta la conseguente dichiarazione di revoca dell’ordine di ripristino dello stato di ambiente, impartito con la sentenza di primo grado, trattandosi di sanzione amministrativa accessoria che consegue alle sole sentenze di condanna o di applicazione di pena ai sensi dell’art. 444p.p.”.
  • quanto alla conferma delle sanzioni accessorie, che:Le pene accessorie applicate al ricorrente conseguono di diritto alla sentenza di condanna come effetto penale della stessa, con la conseguenza che non possono essere mantenute a seguito dell’intervenuta prescrizione del reato (…).”

 *Art 452-quaterdecies c.p. – Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti

  1. Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni.
  2. Se si tratta di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.
  3. Alla condanna conseguono le pene accessorie di cui agli articoli 283032 bis32 ter, con la limitazione di cui all’articolo 33.
  4. Il giudice, con la sentenza di condanna o con quella emessa ai sensi dell’articolo 444del codice di procedura penale, ordina il ripristino dello stato dell’ambiente e può subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena all’eliminazione del danno o del pericolo per l’ambiente.
  5. È sempre ordinata la confisca delle cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato. Quando essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca.

La Redazione

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