La sentenza in commento ha per oggetto un procedimento che ha visto coinvolti i legali rappresentanti di due società (committente ed appaltatrice) per il reato di cui all’art. 256 comma 1 lett a) D.lgs. 152/2006 (nonché le società stesse per l’illecito amministrativo dipendente da reato ex art 25-undecies comma 2 lett. b) n. 1 D.lgs. 231/2001.). Tale pronuncia, in materia di terre e rocce da scavo, ha affrontato – tra le altre cose – il tema della disciplina dei sottoprodotti nonché quello della definizione di “produttore” del rifiuto.

Quanto alla disciplina dei sottoprodotti, la pronuncia ha ribadito che, qualora si ritenga che le terre e rocce da scavo debbano essere assoggettate a tale particolare disciplina, occorrerà la prova della sussistenza delle condizioni previste per la sua operatività, nonché la sussistenza di tutti i presupposti previsti dalla legge (…), in assenza dei quali il materiale resta sottoposto alla disciplina generale in materia di rifiuti.

I Giudici, infatti, hanno statuito che: “l’applicazione della disciplina sulle terre e rocce da scavo, nella parte in cui sottopone i materiali da essa indicati al regime dei sottoprodotti e non a quello dei rifiuti, è subordinata alla prova positiva, gravante sull’imputato, della sussistenza delle condizioni previste per la sua operatività, in quanto trattasi di disciplina avente natura eccezionale e derogatoria rispetto a quella ordinaria.

Tale interpretazione è ormai granitica nella giurisprudenza della Corte, che ha reiteratamente espresso il principio di carattere generale quello secondo cui, quando il materiale (asseritamente) non rientra nel novero dei rifiuti, perché, ad esempio, è compreso tra quelli esclusi dalla disciplina di settore dall’art. 185 d.lgs. 152/06, oppure rientra tra i sottoprodotti o, comunque, nell’ambito di applicazione di disposizioni aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria, occorre dimostrare che sussistono i presupposti per tale diversa qualificazione e l’onere della prova, come ripetutamente stabilito dalla giurisprudenza di questa Corte, grava su ne invoca l’applicazione (…).

Tale prova, inoltre, deve riguardare la sussistenza di “tutti” i presupposti previsti dalla legge.”. La stessa Corte, sul punto, richiama un’altra pronuncia secondo cui: necessita, ai fini dell’applicabilità della specifica disciplina, la coesistenza di tutti i requisiti richiesti dalla legge, in assenza dei quali il materiale resta sottoposto alla disciplina generale in materia di rifiuti”.

La Sentenza, inoltre, ha affrontato il tema della definizione di “produttore”, qualificando tale non solo il produttore materiale del rifiuto, ma anche il produttore giuridico, attesa la posizione di garanzia di cui anch’egli risulta titolare.

Ed invero, secondo i Giudici, nel caso in esame, troverebbe applicazione: “la nozione di produttore di rifiuti come comprendente anche “il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione”, ossia il c.d. “produttore in senso giuridico” di rifiuti”.

A tal riguardo, la Corte, dopo avere richiamato la normativa di riferimento – in particolare ricordando che l’art. 1 della L. n. 125/2015 ha esteso la nozione di “produttore di rifiuti” di cui all’art. 183 TUA “anche al produttore “giuridico” e non solo materiale del residuo da destinare allo smaltimento o al recupero”ha statuito che: “per ‘produttore’ di rifiuti deve intendersi non soltanto il soggetto dalla cui attività materiale sia derivata la produzione dei rifiuti, ma anche il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione ed a carico del quale sia quindi configurabile, quale titolare di una posizione di garanzia, l’obbligo di provvedere allo smaltimento dei detti rifiuti nei modi prescritti, sicché la responsabilità in ordine al complessivo iter di smaltimento o recupero, secondo quanto previsto dal combinato disposto di cui agli artt. 183, comma 1, lettera f), e 188, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, rimane congiuntamente in capo al produttore giuridico, al produttore materiale, al detentore dei rifiuti e a chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (c.d. “nuovo produttore”).”.

La Redazione

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