Quali sono le ragioni ostative all’iscrizione di una società in white list? Leggiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

La recente sentenza ha per oggetto le ragioni ostative all’iscrizione di una società in white list e, di conseguenza, alla possibilità, per la stessa, di contrattare con la PA. Alla luce della normativa di riferimento* tali ragioni sono: i) condanna per uno dei “reati-spia” di infiltrazione mafiosa previsti dalla Legge; ii) sussistenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa.

La pronuncia, in particolare, ha chiarito che è sufficiente che manchi anche solo una delle due condizioni previste dalla norma affinché sia negata l’iscrizione alla white list.

Il ricorso proposto dalla società nasce dal diniego della Prefettura in relazione all’istanza di iscrizione alla white list provinciale, iscrizione tra l’altro richiesta dalla legge per lo svolgimento di quell’attività. Nei confronti di due soci dell’impresa, era infatti intervenuta una sentenza di condanna in ordine al reato di traffico illecito di rifiuti ex art 260 D.lgs. 152/2006, ora art 452-quaterdecies C.p., il quale si configura, infatti come “reato-spia” di infiltrazione mafiosa (ai sensi dell’art. 67 Codice Antimafia).

Tale diniego è stato censurato dalla società – oltre che sul piano procedimentale – anche sul piano sostanziale e, in particolare, sotto il profilo dell’inadeguatezza del quadro indiziario del pericolo di infiltrazione: il Tar, tuttavia, ha respinto il gravame avverso la reiezione dell’iscrizione in white list.

La società ha, infine, proposto ricorso avverso tale sentenza: il gravame, tra le altre cose, pone l’attenzione sulle due condizioni richieste per l’iscrizione in white list.

Con uno dei motivi posti a fondamento del ricorso, la società ha contestato la valutazione prefettizia che ha condotto al diniego: nell’odierna sentenza, invero, si legge che: “partendo dal presupposto che il diniego di iscrizione alla white list equivale ad una informativa antimafia (…) – la ricorrente assume che ai fini della sua emissione devono ricorrere due presupposti, ovvero una causa di decadenza, sospensione o di divieto di cui all’art. 67 D.lgs. 159/2011** e la sussistenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa.

Tuttavia, mentre la prima delle due condizioni nel caso di specie pacificamente sussiste – poiché la condanna (…) per il reato di cui all’art. 260 D. lgs. 152/2006 li colloca in una situazione equiparata ai soggetti sottoposti a una misura di prevenzione, ai sensi del comma 8 del richiamato art 67 – il secondo dei due requisiti farebbe difetto, in quanto sarebbe del tutto mancata da parte della Prefettura una valutazione in concreto della effettiva permeabilità dell’impresa al pericolo infiltrativo. (…).

Secondo i Giudici, tuttavia, tali motivi di ricorso non possono essere condivisi. Con particolare riferimento alla sopra menzionata doglianza, è stato, infatti, affermato che: “Il collegio ritiene infondata la tesi sostenuta dalla società ricorrente secondo cui, ai fini del diniego d’iscrizione nella white list, occorrerebbe il concorso di entrambe le condizioni previste dall’art. 84 del Codice Antimafia, ossia la condanna per un “reato-spia” e, comunque, cumulativamente ad essa, anche la sussistenza di tentativi di infiltrazione tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa interessata.

Il testo dell’art. 2*** secondo periodo del DPCM 18 aprile 2013, così come sostituito dal d. p. c. m. 24 novembre 2016, (secondo il quale l’iscrizione nell’elenco è soggetta alle seguenti condizioni: a) l’assenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’art 67 Codice antimafia; b) l’assenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa, di cui all’art. 84 comma 3 Codice antimafia**** nulla dice circa la necessaria compresenza, ai fini del diniego di iscrizione, di entrambi i suindicati presupposti, diversamente da quanto sostenuto dalla società ricorrente.

La sentenza, a conforto, osserva: “D’altra parte, a voler dare seguito alla tesi avanzata dalla parte ricorrente, si arriverebbe all’esito paradossale e certamente non assentibile, per cui la sola sussistenza di una prognosi di infiltrazione di cui alla lettera b), non accompagnata anche da una condanna o da altro pregiudizio rientrante nella lettera a), consentirebbe l’iscrizione nella white list”.

La piena legittimità del provvedimento interdittivo impugnato poggia quindi sul dato testuale dell’art 67 comma 8 Codice antimafia, il quale testualmente prevede: “Le disposizioni dei commi 1, 2 e 4 si applicano anche nei confronti delle persone condannate con sentenza definitiva o, ancorché non definitiva, confermata in grado di appello, per uno dei delitti di cui all’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale nonché per i reati di cui all’articolo 640, secondo comma, n. 1), del codice penale, commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico, e all’articolo 640-bis del codice penale: tra i delitti di cui all’art. 51, comma 3-bis c.p.p. rientra (…) anche il delitto di cui all’art 452-quaterdecies c.p.: attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”.

In conclusione, i Giudici hanno affermato che:la condanna definitiva per il reato di traffico illecito di rifiuti subita dall’allora amministratore unico e dal socio (…) della medesima società ha rappresentato una idonea causa automaticamente ostativa alla iscrizione della società nei suindicato elenco, sicché deve ritenersi infondato il motivo di carenza di prova della sussistenza del presupposto dei tentativi di infiltrazione mafiosa volta al condizionamento dell’attività dell’impresa.”.

La Redazione

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* Normativa di riferimento: DPCM 18.04.2013 e s.m.i.

** a) L’art. 67 D. lgs. 159/2011 (“Effetti delle misure di prevenzione”) elenca le diverse cause di decadenza, sospensione o divieto di cui sono destinatari i soggetti ai quali sia stata applicata, con provvedimento definitivo, una delle misure di prevenzione previste dalla legge.  La stessa norma, al suo comma 8, precisa che “Le disposizioni dei commi 1, 2 e 4 si applicano anche nei confronti delle persone condannate con sentenza definitiva o, ancorché non definitiva, confermata in grado di appello, per uno dei delitti di cui all’ art. 51 comma 3-bis c.p.p. nonché per i reati di cui all’ art 640 comma 2 n. 1 c.p., commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico, e all’articolo 640-bis c.p.”.

*** Art 2 comma 2 secondo periodo: L’iscrizione nell’elenco è soggetta alle seguenti condizioni:

  1. l’assenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’art 67 Codice antimafia
  2. l’assenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa, di cui all’art. 84 comma 3 Codice antimafia.

**** Art. 84 comma 3 D.lgs. 159/2011: “L’informazione antimafia consiste:

  • nell’attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’articolo 67, nonché, (…);
  • nell’attestazione della sussistenza o meno di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate indicati nel comma 4”.

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