Quando l’economia circolare si trasforma in emergenza

La prima volta accadde con la plastica.

Chi non ricorda, tra i giovanotti nati come me negli anni 60, la pubblicità al Carosello del compianto Gino Bramieri? Recitava così: “Signora, badi ben che sia fatto di Moplen!” e decantava le lodi di questo materiale plastico indistruttibile e resistentissimo all’usura. Erano gli anni del miracolo economico e quello strano materiale sembrava, di fatto, un vero e proprio miracolo. Da lì a poco il nostro bel mondo si è svegliato sommerso da materiali plastici che, è vero che non deperiscono, ma che proprio per questo inquinano come non mai. Arriva l’emergenza, si corre ai ripari con il riciclaggio della plastica. Ecco che oggi, un oggetto di plastica ha un ciclo di vita che ne prevede l’uso e il riuso; gli oggetti vengono raccolti, differenziati, riciclati, riutilizzati e rimessi nel mercato per dare vita ad un nuovo ciclo, come previsto dal principio di economia circolare.

Per raggiungere gli obiettivi di recupero e riciclaggio attuali, sebbene non ancora adeguati, ci sono voluti anni e norme sempre più stringenti come, ad esempio, quella del bando per le plastiche monouso, così come la costruzione, e la relativa autorizzazione, d’impianti specializzati alla bisogna. Dopo anni di miopia e politica consumistica, oggi in Italia, cominciamo ad essere ottimisti e intravediamo un circuito sempre più performante.
Ragionamento analogo a quello per la plastica potremmo fare per le A.E.E. (apparecchiature elettriche ed elettroniche).
Torno ancora una volta agli anni del Carosello e a quando, in Italia, cominciarono a diffondersi i primi elettrodomestici: lucidatrici, lavatrici, aspirapolvere e, successivamente, lavastoviglie, asciugatrici e forni diventarono i migliori amici della popolazione femminile del tempo. Per non parlare del televisore: ritenuto un bene di lusso e presente in poche case e in alcuni bar. Ricordo quella sera in cui, casa mia era piena di ospiti (il nostro era l’unico televisore del condominio) tutti accorsi per assistere ad uno degli eventi che hanno segnato la storia dell’umanità, era la notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, e rimasi sveglio fino alle 5 del mattino.
Oggi ogni famiglia possiede un televisore, anzi più di uno, e con esso la lavatrice, il frigorifero, il freezer, il cellulare, etc. ma la differenza è che oggi, tali apparecchiature non sono nate per durare. L’industria del consumo crea ogni giorno nuove esigenze e poi vende i prodotti realizzati per soddisfarle, ed ecco che la vita media di un televisore passa, nell’ultimo decennio, da 9 a 5,6 anni.
Stesso discorso vale per computer, lavatrici, aspirapolvere, lavastoviglie o smartphone: ogni nuovo modello ha un ciclo esistenziale più corto del precedente.

La chiamano “obsolescenza programmata”: strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata ad un periodo prefissato. […] Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure diventa semplicemente obsoleto agli occhi del consumatore rispetto ai nuovi modelli che appaiono più moderni, sebbene siano poco o per nulla migliori dal punto di vista funzionale.
Oggi, decidiamo di sbarazzarci dell’apparecchiatura usata anche se ancora in perfette condizioni. Secondo la definizione data dal D.Lgs. 152/2006, tutto ciò di cui il detentore si disfi, abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi è da considerarsi un rifiuto, ma non un rifiuto qualsiasi, bensì un RAEE (Rifiuto da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche derivate dagli A.E.E. ). La catena consumistica porta quindi ad un moltiplicarsi dei RAEE e al palesarsi della relativa emergenza.
Gli appelli dei numerosi governi al reimpiego di questi apparecchi stride notevolmente con i progressi tecnologici imposti da quegli stessi governi.

Basti pensare alla recente campagna sul nuovo digitale terrestre, con relativo bonus TV, che ha spinto la popolazione italiana a mandare in pensione tutti i televisori non ad alta definizione. La campagna di rinnovo, voluta dall’attuale governo, ha prodotto un totale di 15 milioni di televisori rottamati. Ipotizzando un peso medio dell’apparecchiatura di 15 Kg, in 12 mesi si arriveranno a produrre 110mila tonnellate di rifiuti.

È pronto il circuito dei RAEE a ricevere una massa così considerevole di rifiuti e avviarli opportunamente al riciclo?

O è di nuovo emergenza?

Il Centro di coordinamento Raee, preoccupato a causa del vertiginoso aumento dei rifiuti ad esso destinati (il 60% in più quelli previsti) ha chiesto al governo un supporto per aumentare, ampliare e ammodernare gli impianti per il recupero dei RAEE ma, nel frattempo ha esortato gli impianti ad aumentare gli stoccaggi (come se fosse semplice). Sulle maggiori testate d’informazione leggiamo: “L’associazione Assoraee lancia l’allarme al Ministero per la transizione ecologica: con bonus tv, a rischio il blocco del sistema dei rifiuti elettronici (Raee). È boom conferimenti vecchi televisori con oltre un +80% flussi di vecchi apparecchi”

La risposta del MiTE arriva con il DM 397 del 28-09-2021 che dispone lo stanziamento di risorse finanziarie destinate all’attuazione degli interventi relativi all’Investimento 1.2 (Missione 2, Componente 1 del PNRR) ovvero alla realizzazione di progetti “faro” di economia circolare” (Linea d’intervento A: ammodernamento, anche con ampliamento degli impianti esistenti, e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche comprese anche le pale di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici;

Ma la realizzazione di questi impianti richiede tempo, oltre che denaro…non è che ci troviamo a chiudere i cancelli quando i buoi saranno ormai scappati?
La speranza è che questa lezione, così come quella della plastica e di tanti altri rifiuti ora gestiti con un’efficiente quanto tardivo recupero, sia servita d’esempio e che si cominci a pianificare il futuro in modo da non trovarsi a dover fronteggiare l’emergenza.
O saremo capaci di essere altrettanto miopi con il Bonus Energetico per la casa e ci troveremo presto di fronte all’emergenza degli impianti fotovoltaici?

Roberto Ribaudo

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