Con la sentenza n. 24722 del 7 luglio 2025, la Corte di Cassazione si è pronunciata in materia di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, ai sensi dell’art. 452-quaterdecies c.p.

Il ricorso presentato dagli imputati contro la precedente decisione della Corte d’Appello è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna.

La sentenza offre interessanti chiarimenti giuridici su alcuni aspetti chiave del delitto in questione, che sintetizziamo di seguito.

Natura del reato: “abituale proprio”, non permanente

La Corte ha precisato che il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti ha natura di reato abituale proprio e non di reato permanente, come sostenuto dai ricorrenti.

In particolare:

  • Nel reato permanente, l’offesa si protrae nel tempo per effetto della condotta continuata dell’agente.
  • Nel reato abituale, invece, la violazione deriva dalla reiterazione di più condotte omogenee.

Il delitto di cui all’art. 452-quaterdecies c.p. è dunque abituale proprio, poiché si configura attraverso una pluralità di comportamenti che, singolarmente, potrebbero non costituire reato.
La consumazione del reato coincide con la cessazione dell’attività organizzata finalizzata al traffico illecito.

Limiti dell’autorizzazione semplificata nella gestione dei rifiuti

La Corte di Cassazione ha inoltre chiarito che l’autorizzazione semplificata non può essere applicata in modo estensivo.
Nel caso specifico, gli imputati erano autorizzati solo per la gestione di rifiuti cellulosici (carta, cartone e cartoncino), ma non per il trattamento di rifiuti misti indifferenziati (plastica, lattine, vetro, ecc.).

Secondo la sentenza:

“L’attività svolta non avrebbe potuto essere eseguita con il regime autorizzatorio semplificato, essendo invece necessaria l’autorizzazione regionale, nella specie mancante.”

Gestione dei rifiuti extra-regionali e principio di prossimità

Un ulteriore punto rilevante riguarda la gestione dei rifiuti provenienti da altre regioni.
La Corte ha ricordato il principio di prossimità, secondo cui i rifiuti devono essere trattati il più vicino possibile al luogo di produzione, per ridurre gli impatti ambientali.

Sono stati richiamati anche i limiti previsti dall’art. 182 del Codice dell’Ambiente:

  • È vietato smaltire rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle di produzione,
  • salvo specifici accordi regionali o internazionali che prevedano diversamente per ragioni tecniche o economiche.

Il concetto di “ingente quantità” di rifiuti

La Corte ha ribadito che il requisito dell’ingente quantità di rifiuti, previsto dall’art. 452-quaterdecies c.p., non è definito in modo assoluto dal legislatore, ma va valutato caso per caso.

Il giudice deve considerare:

  • la tipologia e la qualità dei rifiuti,
  • le modalità di gestione,
  • e il quantitativo complessivo dei rifiuti trattati, anche se le singole operazioni appaiono di modesta entità.

In sostanza, la “ingente quantità” va riferita all’insieme delle attività svolte nel contesto organizzato del traffico illecito.

Conclusioni

La sentenza n. 24722/2025 della Corte di Cassazione rappresenta un importante contributo interpretativo in materia di reati ambientali.
Ribadisce la natura abituale del reato di traffico illecito di rifiuti, delimita l’ambito di applicazione dell’autorizzazione semplificata, e fornisce chiarimenti sulla gestione extra-regionale dei rifiuti e sul concetto di ingente quantità.

La Redazione

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