Quale sarà il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti?

L’anno che verrà …
pensando al titolo di uno dei più noti motivi dell’indimenticabile Lucio Dalla…mi domando: E noi, che ci muoviamo nel settore dei rifiuti, dopo la notizia del superamento del SISTRI, cosa ci dobbiamo aspettare dal 2019?

La cancellazione del SISTRI

Beh, come appena detto, per prima cosa sotto l’albero di Natale il ministro Costa ci fa trovare un bel pacchetto regalo: la cancellazione del SISTRI. Grazie all’approvazione del DL Semplificazioni, il SISTRI va in soffitta a partire dal 1°gennaio 2019.

Ma cosa accadrà adesso? Il Ministero si riserva di varare in tempi brevi un nuovo sistema di tracciabilità, favorendo la strada della digitalizzazione di registri e formulari. Ma saprà davvero trovare un’alternativa in tempi brevi? Speriamo che questa volta la fretta di proporre un nuovo progetto non spinga il Ministero a commettere l’errore fatto in passato, ovvero la scelta di elaborare una soluzione autonomamente, senza condividere le riflessioni ed accogliere i suggerimenti di associazioni e operatori di settore che sono poi i soggetti direttamente investiti dal provvedimento.

Un’altra priorità dovrebbe essere oggi quella di sbloccare la situazione di stallo che si è venuta a creare a causa del mancato assorbimento della produzione nazionale dei rifiuti da parte degli impianti autorizzati; fermo restando che l’obiettivo primario è quello di effettuare il riciclo con il recupero della maggior parte possibile della materia dai rifiuti e sempre in un’ottica economicamente sostenibile, non dimentichiamo che il riciclo al 100% è ancora oggi un’utopia, altrimenti non si chiamerebbero rifiuti. Visto che l’obiettivo europeo è notoriamente “Discarica zero”, o almeno molto vicino, accettiamo il recupero energetico di quelle frazioni non riciclabili. Ho letto con molto interesse gli articoli di Jacopo Giliberto su “Il sole 24 ore” e condivido la sua analisi e la conseguente affermazione che, per ottenere i risultati voluti dall’Europa (il 65% di riciclo per il 2035 e non il 99% il prossimo mese), in Italia mancano non solo inceneritori, o meglio termovalorizzatori, ma anche impianti di “digestione” per recuperare i rifiuti organici.

End of Waste

E inoltre, bisognerà sbloccare la situazione del rilascio e del rinnovo delle autorizzazioni per il recupero effettivo dei rifiuti fino a far loro cessare la qualifica di rifiuti. Di fatto, gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni End of Waste (cessazione qualifica di rifiuto) hanno oggi, forti dubbi ogni volta che sono chiamati a decidere “caso per caso”. Dubbi che potranno essere dissipati solo dopo l’emanazione dell’apposito DM da parte del M.A.T.T.M.. Sembra, infatti, che tali autorizzazioni potranno essere rilasciate solo dopo l’emanazione del regolamento del Ministero che introduca i criteri per garantire uniformità e armonizzazione sull’intero territorio nazionale delle attività di EOW “caso per caso”. Immaginiamo che tale regolamento avrà una lunga gestazione, vista la sua complessità, e quindi una chiara disciplina sull’ EOW “caso per caso” verrà chiarita in tempi biblici …come comportarsi, oggi, di fronte alle emergenze in materia di rifiuti che dovrebbero essere riportate alla normalità?

Speriamo davvero che i tempi non si allunghino oltremodo e che tutto ritorni presto ad una situazione sostenibile, compresi gli incendi che continuano a divampare negli impianti di stoccaggio e di recupero colmi fino ai limiti concessi dalla loro autorizzazione e forse oltre. È giusto partire dalla prevenzione della produzione dei rifiuti (packaging, soprattutto in plastica), potenziare al massimo la raccolta differenziata, anche industriale ed artigianale, anche se il percorso sarà ancora lungo. Ci vuole tempo per realizzare impianti, per cambiare i processi produttivi, le abitudini, e per poter veder realizzato il concetto di economia circolare a cui tutti auspichiamo. Per questo dobbiamo aspettarci che le istituzioni sviluppino progetti idonei per giungere al sospirato cambio di prospettiva: il rifiuto da problema ambientale a risorsa.

Roberto Ribaubo

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